Gianna Rubini








gennaio 2021
Gianna Rubini, da remoto

Nota curatoriale a margine

La possibilità di abitare una distanza geografica ed emotiva, di addomesticarla per renderla conoscibile, o almeno più vicina, richiede cura, tempo, pazienza.
Gianna Rubini ha scelto di farlo mettendone in luce il processo spesso farraginoso e ad ostacoli, svelando la vulnerabilità che accompagna il tempo che stiamo vivendo, e dichiarando la difficoltà di poter procedere in maniera lineare e scorrevole.
Per tali motivi, ha deciso di farsi accompagnare da due colleghi di Dimore, Annalisa Zegna e Daniele Costa, in un viaggio di decostruzione e ricostruzione di immaginari, significanti e significati, in un continuo rimando di suggestioni visive che andranno a comporre un “cadavere squisito”, la cui origine surrealista va a indicare un gioco collettivo di assemblaggio di un’immagine o di un testo, nel quale ciascun partecipante non è a conoscenza del contributo degli altri, fino a che non gli è svelato.
La relazione a distanza approderà infine al civico 10 di Piazza de Gasperi, dove sarà trasportato il risultato composito di un dialogo a tre voci, stratificate fino a fondersi in un amalgama che diventerà altro ancora, aprendo uno squarcio in un paesaggio emotivo, estetico, concettuale appartenente a tutti e tre e a nessuno al contempo.

Infine, sottotraccia e in maniera continuativa, Gianna Rubini ha deciso di portare avanti un percorso già avviato durante la prima fase di Dimore (a partire dal primo capitolo), proseguendo nel ritrarre porzioni dei volti incontrati online, in un’azione che indaga assieme le relazioni digitali, il comparto emotivo che le sottende, la tecnologia che le rende possibili.